Lunedì, 02 Luglio 2018 15:11

Gabriella Greison: la fisica è al centro della scena


Gabriella Greison, laureata in fisica, è scrittrice, autrice di spettacoli teatrali e divulgatrice scientifica. Con il suo spettacolo "Monologo quantistico" in cui racconta i fatti più curiosi e importanti che hanno dato origine alla fisica quantistica, sta girando i teatri di tutta Italia da 3 anni, con un grande successo di pubblico e critica e 150 repliche, quasi sempre da tutto esaurito. E a questo spettacolo se ne è affiancato un altro chiamato “Due donne ai Raggi X” che racconta la vita di Marie Curie e Hedy Lamarr, molto richiesto e sempre sold out.

 1. Come è nata l'idea di portare la fisica a teatro e cosa significa per lei divulgare la scienza?

L'idea di portare la fisica a teatro mi è nata per il fatto che non esisteva una fisica che lo facesse prima di me, in Italia. In America e in Francia sì, ma da noi no. Io parto dal punto di vista umano dei fisici del XX secolo che racconto nei miei monologhi, e questo mi dà la possibilità coinvolgere tutti nei miei racconti. Faccio ricerche nei posti dove sono ambientate le mie storie, poi scrivo il romanzo, e poi ne traggo uno spettacolo teatrale. Tutto è nato per via di un’ossessione che ho fin da quando ero bambina nei confronti di una fotografia: una foto in bianco e nero, 29 uomini in posa, quasi tutti fisici, 17 erano o sarebbero diventati dei premi Nobel; il più grande ritrovo di cervelli della storia. La foto era stata scattata a Bruxelles, nel 1927, e lì sono andata per ricostruire le vicende legate a quello scatto, erano stati insieme una settimana, e così ho ricostruito la settimana passata insieme, poi scopro che c'è stata una cena dopo lo scatto, e così ricostruisco la cena, trovo le portate che vengono servite, la disposizione degli uomini a tavola, le chiacchiere, ed ecco che il romanzo era pronto.

Trovare la chiave per creare un linguaggio nuovo, per portare sul palco questo racconto è stato il lavoro successivo. Ho avuto grandi appoggi dai teatri che mi hanno prodotto i monologhi, e con i registi ho lavorato sempre benissimo, grazie ai loro aiuti sono cresciuta, e sto crescendo ancora. Dopo lo straordinario botto del romanzo “L'incredibile cena dei fisici quantistici” (Salani editore), da cui è tratto “Monologo Quantistico”, ho deciso di andare uno per uno da quei fisici ritratti in quella foto, e così stanno nascendo altri libri e altri spettacoli. Sono andata da Marie Curie, e l'ho raccontata nel saggio “Sei donne che hanno cambiato il mondo” (finalista al Premio Galileo 2018) e nel monologo “Due donne ai Raggi X”; poi sono andata da Niels Bohr e ho pubblicato “Hotel Copenaghen” da cui ho tratto “Faust a Copenaghen”. Il prossimo romanzo e prossimo monologo saranno interamente su Einstein, escono entrambi a settembre. Sul mio sito www.GreisonAnatomy.com ci sono già i riferimenti. Ecco, per me divulgare la scienza vuol dire continuare su questa strada che mi sono costruita da sola e che adesso è la mia prateria preferita dove correre.

 

2. La sensazione è che il binomio donna-scienza si stia consolidando sempre più anche nel nostro Paese, come dimostrano anche le storie di Fabiola Gianotti, di Samantha Cristoforetti e di Marica Branchesi, astrofisica inserita dal Time nell’elenco delle 100 persone più influenti al mondo, per i suoi studi sulle onde gravitazionali.
E’ il segno che è davvero cambiato qualcosa?

Certo, le cose stanno cambiando eccome. Noi abbiamo preso il testimone dalle donne che ci hanno preceduto, come racconto nel mio libro “Sei donne che hanno cambiato il mondo”, donne che con i loro voli e con le loro cadute ci hanno dato la staffetta migliore, quella che brilla per tutte le loro conquiste, come donne e come scienziate. Noi stesse stiamo portando il testimone ad altre donne che verranno dopo di noi, e troveranno pure loro la strada un pochino più spianata. E tutte insieme saremo l’una la continuazione dell'altra, l’una l'esperienza dell'altra, prenderemo l’una il nome dell'altra...
Oggi le donne della scienza come Marica Branchesi, o come la fisica Lucia Votano, o come Fabiola Gianotti, stanno facendo vedere a tutti la strada da seguire. Io lo faccio con altri mezzi, con l'arte, con la letteratura, creando qualcosa di diverso, che prima non c'era e ora esiste, e che ha sempre e comunque la fisica unica protagonista indiscussa. Prendo i fisici del XX secolo che hanno creato il nostro mondo e li porto tra noi, perché sono loro le vere rockstar. Ci sono alcuni giornali che per osmosi hanno chiamato me la rockstar della fisica, o il volto rivoluzionario della fisica, e di questo ne vado molto fiera. Tra le mie passioni, oltre alla fisica, c'è anche il surf da onda: una cosa che per molti è un controsenso, ma è solo uno dei tanti luoghi comuni da sfatare questo. Piano piano, riusciremo a farli brillare tutti. E vi assicuro che ce ne sono veramente tanti di luoghi comuni e stereotipi sulla fisica e la scienza. E più siamo, che ne parliamo e che li raccontiamo, meglio è.
 

3. La fisica è affascinante non solo per la ricerca ma anche per le sue applicazioni pratiche, come l’adroterapia, tecnica oncologica in cui gli acceleratori di particelle sono utilizzati per curare il cancro. Che applicazioni prevede in futuro per la fisica?

La medicina nucleare ha mutuato negli anni molte delle tecniche applicate nel settore della ricerca nella fisica sperimentale, che sono state poi inserite nei settori avanzati della diagnostica e della terapia. Per la diagnostica possiamo nominare due, come PET, SPECT, o le più avanzate tecniche di imaging, passando per la radioterapia. Lo sviluppo delle grandi macchine acceleratrici ha trovato un naturale campo di utilizzo nella terapia oncologica, come l'adroterapia, che utilizza particelle pesanti come gli ioni carbonio, o la protonterapia. Queste macchine hanno il vantaggio di depositare l'energia lì dove essa dev'essere concentrata per distruggere il tessuto malato senza interagire con quello sano. Tecniche determinanti in patologie delicate come il melanoma oculare o il cancro alla prostata.

Molti radioisotopi per la terapia, anche non commerciali, vengono studiati nei reattori di ricerca. Fondamentale in una situazione particolare in cui, per la recente chiusura di due reattori che maggiormente hanno contribuito alla produzione, inizia a essere critico il problema del tecnezio 99 negli ospedali, forse maggior radioisotopo utilizzato in diagnostica. Il futuro si giocherà forse sulla possibilità di sviluppare tecniche più sofisticate di bombardamento selettivo del tessuto malato agganciando ad anticorpi monoclonali la 'bomba" radioattiva, in modo che essa possa essere metabolizzata lì dove necessario, senza produrre danni altrove.

Un esempio storico in tal senso è stato la BNCT, la Boron Neutron Capture Therapy, una tecnica che consente di irraggiare mediante neutroni l'isotopo boro 10 precedentemente caricato nel tessuto malato. L'irradiazione esterna di neutroni interagirebbe col boro 10 producendo localmente un nucleo di elio (particella alfa) tramite una reazione nucleare. La particella alfa è dotata di un cammino libero medio molto ridotto, quindi non varcherebbe i limiti del tessuto malato, e sarebbe abbastanza "pesante" da distruggere quest'ultimo.
Interessante è il caso dei radiofarmaci di nuova generazione, il radio 223 dicloruro, che emette una particella alfa, e che si comporta come il calcio. Sarebbe quindi maggiormente indirizzato alla terapia delle metastasi ossee.
 

4. Nel suo libro, "Hotel Copenaghen”, parla della sorprendente storia di Niels Bohr, premio Nobel per la fisica nel 1922, che preferì la carriera scientifica a quella di portiere della Nazionale di calcio della Danimarca. Come andò veramente? Era un motivo in più per tifare Danimarca ai Mondiali, vista l’assenza dell'Italia?

La storia che ho raccontato è verissima, e a me la Danimarca piace quindi l’ho tifata.
Nel 1905 Niels Bohr era il portiere della squadra danese Akademisk Boldklub e poteva giocarsi le possibilità di essere convocato dalla Nazionale per le Olimpiadi londinesi del 1908. Tuttavia in una partita contro una squadra tedesca Bohr incassò un gol su un tiro facile scagliato da lontanissimo cui seguirono altre 17 reti subite. Si narra che Niels Bohr ammise di essere stato distratto da un problema matematico a cui stava pensando e che riteneva più interessante della partita. Così finì la sua carriera di portiere e si aprì la strada verso il Nobel.
“Hotel Copenaghen” (Salani editore) è il luogo degli incontri, è la casa di Niels Bohr o il suo istituto di fisica NBI, dove lui accoglieva tutti i fisici talentuosi del XX secolo e li ospitava, per parlare di fisica con loro, per crescere, per pensare. Con il suo amico prediletto, Albert Einstein. Con il suo allievo prediletto Werner Heisenberg. E poi con Pauli, con la dolce Lise Meitner, con tutti quelli che volevano andare da lui, Niels Bohr passava ore e ore a chiacchierare, a fare lunghe camminate, a fare sport, a mangiare. E tutti (o quasi) torneranno a casa con un premio Nobel.

E poi l’incontro del 1941 con Heisenberg, il punto di vista della moglie Margrethe Bohr, i retroscena, gli aneddoti, le storie legate agli anni più belli della storia della fisica. Tutto in un romanzo. Da “Hotel Copenaghen” ho tratto lo spettacolo “Faust a Copenaghen’, che ho messo in scena nei teatri di Roma e Milano. L’idea è quella di ripercorrere le tracce di Niels Bohr (Nobel nel ’22, numero uno dei fisici atomici di quegli anni, grande amico di Einstein, veniva chiamato il ‘fratello buono’ da molti di loro), quando lui invitava nel suo istituto di Fisica NBI tutti i talenti sparsi in giro per il mondo per farli esprimere, e – se ne erano in grado – ne uscivano con un Nobel pure loro. Bohr ogni anno creava delle rappresentazioni teatrali, per fare esprimere i fisici con la recitazione: perché Einstein (e lui stava molto attento a tutto quello che diceva Einstein) sosteneva che “i fisici hanno un mondo dentro, per questo gli riesce facile tenere la scena in qualsiasi teatro”.

In particolare, nel 1932, ha messo in scena lui stesso il FAUST DI COPENAGHEN, prendendo l’opera di Goethe e rendendola attuale. E così ho fatto io: creando il Festival (come luogo per creare qualcosa che non c’era e ora esiste, con la fisica protagonista), scrivendo lo spettacolo teatrale, e scrivendo il mio ultimo libro (dal punto di vista umano, infatti è sua moglie Margrethe che parla in prima persona) dedicato ad un uomo che ha cambiato per sempre la storia. Di vicende legate a Bohr e alla sua Copenaghen ce ne sono tante, tutte ricche di aneddoti e storie divertenti…

 

5. Quali sono i suoi prossimi progetti? La troveremo a teatro nelle prossime settimane?

Di progetti ne ho tantissimi, così come di sogni. Il prossimo che realizzerò ha una data precisa: il 20 settembre esce in libreria “Einstein e io” (Salani editore), il mio primo romanzo dedicato ad Einstein, e racconto come è diventato Einstein, seguendolo dai primi passi da bambino e poi adolescente e poi arrivando alla relatività, prima ristretta poi generale. Chi parla in prima persona è Mileva Maric, sua compagni di studi al Politecnico, e poi dopo sua fidanzata, moglie e madre dei suoi figli. E' interessante il suo sguardo, perché mi sono fatta su di lei delle domande che non è fatto ancora nessuno prima, e quindi l'ho ricreata in maniera diversa da come si arriva dalle biografie di Einstein (grazie alle mie ricerche nei centri di ricerca svizzeri), che sono stati tutti uomini a scriverle.
Poi il 24 settembre a Roma c'è l'anteprima nazionale del mio nuovo monologo dedicato a Einstein, visto dagli occhi della moglie (secondo questa nuova ricostruzione che ho fatto io, grazie alle mie ricerche a Berna e Zurigo), si chiama “Einstein & me” (regia di Cinzia Spanò) e debutterà al Teatro Sala Umberto di Roma. I bilgietti sono già in vendita.
Questo nuovo monologo sarà libero di girare nei teatri, già da questa stagione, abbiamo già diverse richieste.

Ma prima, sì, vado in diversi Festival estivi. Il mio “Monologo Quantistico” è molto richiesto e così faccio diverse tappe in giro per l'Italia. Il 24 luglio sono in Liguria, a Spotorno, sul palco nella piazza sul lungomare, al Festival Scienza Fantastica; poi sul palco nella piazza di Albissola Marina il 16 agosto, per il Festival Parole Ubikate in Mare; e poi il 21 agosto ad Arcidosso, al Festival NarraStorie di Simone Cristicchi, non vedo l'ora.
L'ultima novità è che condurrò un programma su Radio Due, in estate, ma per questo dovrete aspettare la comunicazione ufficiale per avere dettagli, e sul mio sito li metterò tutti presto, www.GreisonAnatomy.com Penso ora di avervi detto tutto... Ci vediamo a teatro o in libreria!

Last modified on Martedì, 03 Luglio 2018 10:21
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