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L'intervista ad Alice e Sandra, tecnici di radiologia medica del CNAO

Non rinunciate a curarvi per paura del virus

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23 apr/20

L’acronimo TSRM, o “tecnico sanitario di radiologia medica”, potrebbe evocare, nella mente di una persona non del settore, la sola immagine di un professionista capace di governare complesse apparecchiature per l’esecuzione di terapie. Ma un TSRM fa molto di più: accompagna e supporta il paziente in un periodo delicato della sua vita, ascoltando le sue paure, donando forza.
Alice e Sandra, 27 e 32 anni, due giovani tecnici sanitari di radiologia medica del CNAO, raccontano com’è cambiato il loro lavoro a causa dell’emergenza coronavirus e lanciano un appello ai malati di cancro che in queste settimane convivono con due paure: “non rinunciate a curarvi”.


Al CNAO non lavorano solo medici e infermieri, ma anche TSRM. Ci raccontate in cosa consiste il vostro lavoro?

S. Una volta verificato che il tumore di un paziente sia trattabile con adroterapia, dopo la prima visita ambulatoriale si procede con la fase della simulazione. In questa fase vengono scelti i presidi di immobilizzazione per eseguire il trattamento, ad esempio  le maschere termoplastiche che servono a garantire che la posizione di un paziente resti sempre la stessa durante il trattamento. Il presidio termoplastico viene plasmato sul distretto anatomico interessato (testa, torace, addome, arti, ecc.) e durante questa fase alcuni pazienti possono avvertire una sensazione di calore, per altri è difficile sopportare il senso di costrizione che potrebbe dare il dispositivo di immobilizzazione.
Noi siamo lì con loro, cerchiamo di calmare eventuali ansie e paure, spiegando passo per passo come funziona l’iter terapeutico.
A. Quando vediamo per la prima volta un paziente cerchiamo di fargli capire che non è solo, se ha bisogno di essere rassicurato o di trovare risposta a qualche domanda noi ci siamo.
Indossando i presidi termoplastici vengono acquisite immagini TC e RM sulle quali viene impostato il miglior piano di cura da medici e fisici. Dopo la fase di simulazione, il paziente arriva alle sale di trattamento e noi lo seguiamo quotidianamente durante ogni seduta, dove viene erogata con accurata precisione la dose prevista per laterapia. Interagendo con il paziente ogni giorno, si instaura un legame di fiducia e cerchiamo di essere un sostegno per lui.

Com’è cambiato nelle ultime settimane il vostro lavoro? Come stanno vivendo i pazienti del CNAO questi giorni così delicati?

S. Come per qualunque operatore sanitario, anche per noi tecnici di radioterapia lavorare in questo periodo è più complicato. Ci sono protocolli molto rigidi da rispettare e noi stessi abbiamo paura, soprattutto di contagiare i nostri familiari a casa a seguito anche della svestizione a fine turno. Diamo il massimo ogni giorno per offrire ai nostri pazienti una speranza in più.
A. Come previsto dal protocollo sanitario, appena arrivano al CNAO ai pazienti viene misurata la temperatura corporea e viene chiesto loro di compilare un questionario di triage infermieristico: già questo primo step rappresenta una piccola fonte d’ansia per loro. La probabilità di avere una leggera febbre dovuta alla debolezza fisica o alle terapie concomitanti è maggiore per i pazienti oncologici, e avere la febbre implica saltare una seduta di terapia, fondamentale per il percorso terapeutico. Inoltre, i loro parenti non possono entrare nel centro ed essere loro di sostegno ed incoraggiarli fino all’ultimo momento, ma devono aspettare fuori. Convivono con due grandi paure e sono spaesati ma noi cerchiamo di dare loro forza e mettiamo al loro servizio tutta la nostra professionalità.  

Se vi chiedessi di scegliere un’immagine per descrivere questo ultimo periodo…?

A. Ce ne sono tantissime. La prima che al momento mi viene in mente riguarda il modo in cui dobbiamo vestirci e lavorare con gli adeguati dispositivi di protezione personali. Ognuno ha scritto il proprio nome con un pennarello dietro al camice monouso per permettere di riconoscerci. Il virus ha stravolto una quotidianità già di per sé delicata, l’ambiente di lavoro è decisamente cambiato ma noi siamo orgogliosi di fare ogni giorno ciò che è necessario per proteggere i nostri pazienti.  
S. Ricordo una paziente, sdraiata a pancia in giù in attesa del trattamento. Ad un certo punto ha esclamato: “Non basta già quello che siamo tenuti ad affrontare, pure da questo virus dobbiamo difenderci!”.

Al termine della nostra chiacchierata, Alice e Sandra condividono una riflessione scritta di loro pugno e lanciano un appello:

“Il cancro non si è fatto spaventare dal virus, non è rimasto a casa, non porta né guanti né mascherine per evitare di contagiare, non teme nulla. Noi tecnici, medici e infermieri del CNAO non possiamo e non dobbiamo rimanere a casa. Siamo qui per i nostri pazienti, siamo qui a sostenerli e a garantire una speranza in più grazie all’adroterapia, noi ci siamo. Ai malati oncologici che ci stanno leggendo in questo momento vogliamo rivolgere un appello: non rinunciate a curarvi per paura del virus.”

 

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