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Il giovane TSRM del CNAO racconta la sua professione

“IL MIO LAVORO,
TRA ADROTERAPIA ED EMPATIA”

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TRA ADROTERAPIA ED EMPATIA”

17 mag/21

Oggi vi raccontiamo la storia di Angelo, uno dei volti più giovani del nostro Centro. Ha ventitre anni, viene da Garlasco (Pavia) e nel tempo libero è un grande appassionato e giocatore di basket. Fresco di laurea, Angelo si è unito al team CNAO a febbraio, dove oggi lavora in qualità di Tecnico Sanitario di Radiologia Medica (TSRM). In un’intervista va dritto al cuore della sua professione, tra primi ricordi e sogni di bambino.  

Angelo, quale percorso ti ha portato al CNAO?

Lo scorso anno, a novembre, mi sono laureato in Tecniche di radiologica medica per immagini e radioterapia all’Università di Pavia. Ho conosciuto la Fondazione CNAO durante il mio percorso di studi e mi sono sin da subito appassionato all’adroterapia, tanto da decidere di scrivere una tesi di laurea proprio su questo argomento. Un tirocinio al Centro durante l’ultimo anno mi ha permesso di conoscere ancor più da vicino questa realtà unica in Italia e di formarmi sul campo a livello professionale. Sono stato assunto due mesi fa e questo è per me un sogno diventato realtà. Ne sono davvero onorato.

Di cosa ti occupi esattamente? Cosa significa per te essere un TSRM?

Il Tecnico Sanitario di Radiologia Medica accompagna e segue il paziente durante tutto il suo percorso di cura, dai primi esami diagnostici ai controlli di follow-up. Durante i trattamenti mediante adroterapia, il Tecnico gestisce i presidi di immobilizzazione del paziente e quelli di erogazione della dose terapeutica di adroni. Un aspetto fondamentale del nostro lavoro riguarda, però, l’empatia: siamo un punto di riferimento per i nostri pazienti, ascoltiamo le loro storie e accogliamo le loro fragilità, restituendo forza e fiducia. Tempo fa, anche io ho avuto problemi di salute di natura oncologica. Quando guardo negli occhi i pazienti del Centro, mi rivedo. Vestire lo stesso camice di chi, anni fa, mi ha aiutato a superare un periodo difficile, mi sprona a fare il mio lavoro al meglio ogni giorno.
 
Un’immagine legata a questi primi mesi di lavoro…?

Ricordo con profonda emozione un paziente un po’ più anziano degli altri che ho seguito nei primi giorni di terapia. Quando non ero nella sala trattamento chiedeva di me ai miei colleghi perché voleva salutarmi. È incredibile l’affetto che riceviamo ogni giorno, nei gesti più semplici e nelle parole di chi si fida di noi.

Quando eri piccolo, alla domanda “cosa vuoi fare da grande?” cosa rispondevi?

Da bambino non avevo grandi ambizioni, però sapevo di voler fare, nel mio piccolo, del bene agli altri. Questo, ad oggi, mi basta ed è quello che continuerò a fare impegnandomi al massimo.

 

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