Costruire i ponti della medicina di precisione: la parola a due mentori della Hadron Academy
Costruire i ponti della medicina di precisione: la parola a due mentori della Hadron Academy
29 mag/26
La sinergia tra Fondazione CNAO e Scuola Universitaria Superiore IUSS di Pavia continua a ridefinire le frontiere della formazione medica e scientifica attraverso un percorso unico in Italia: il dottorato di ricerca in "THE HADRON ACADEMY: Risk and complexity in high tech medical innovation". Nato dalla collaborazione strategica tra IUSS, CNAO e l’Università degli Studi di Cagliari, questo programma rappresenta una formidabile fucina transdisciplinare. L'obiettivo? Armonizzare competenze scientifiche, cliniche, metodologiche e persino giuridico-etiche per governare la complessità delle nuove tecnologie medicali, mettendo a sistema i laboratori e il know-how d'eccellenza del nostro Centro per ottimizzare ogni singola fase della terapia del paziente.
Per i docenti e i ricercatori del nostro Centro, fare da tutor all'interno di questa Academy non significa semplicemente trasmettere nozioni settoriali, significa, al contrario, formare una nuova classe di professionisti globali, capaci di abbassare le barriere tra mondi un tempo distanti, governando la complessità intrinseca delle tecnologie medicali di frontiera per guidare la medicina di precisione del futuro.
Ma cosa si prova a guidare questi giovani talenti e quali sfide attendono chi sceglie di insegnare o studiare in questo ecosistema? Lo abbiamo chiesto a due voci autorevoli e pilastri didattici della Hadron Academy: la Dott.ssa Angelica Facoetti (Responsabile dell’Unità di Radiobiologia in CNAO e docente del dottorato) e l'Ing. Andrea Pella (Responsabile dell’R&D della bioingegneria in CNAO e tutor del dottorato).
L'approccio oltre i confini: la visione della dott.ssa Angelica Facoetti
Per Angelica Facoetti la multidisciplinarietà non è una formula teorica, ma il cuore pulsante e il valore inestimabile dell'intera Academy. L’adroterapia, per sua natura, richiede la fusione totale di saperi: l’innovazione ingegneristica degli acceleratori di particelle e la fisica delle radiazioni rimarrebbero pura teoria senza una profonda comprensione medica e biologica dei tessuti tumorali e sani.
"Formarsi in questo ambiente significa imparare a parlare un linguaggio comune," spiega Angelica. "Questo sviluppa nei dottorandi una flessibilità mentale e una capacità di problem solving uniche, preparando professionisti pronti a integrarsi subito in network di ricerca internazionali e strutture cliniche d'avanguardia."
Dal punto di vista tecnico, i giovani ricercatori acquisiscono padronanza di metodologie di frontiera, imparando a gestire simulazioni del trasporto di particelle, analisi bioinformatiche e risposte radiobiologiche. Sul piano umano e metodologico, l'insegnamento più grande per un tutor è spingere i ragazzi (e se stessi) fuori dalla propria comfort zone: "Nei dottorati tradizionali spesso si lavora isolati nel proprio settore. Qui, invece, fisica, ingegneria, radiobiologia e clinica si fondono ogni giorno. La soddisfazione più grande come mentore è vedere i ragazzi lavorare su sfide reali, sapendo che i loro calcoli o i dati raccolti nei faticosi turni di “beam time” notturni si tradurranno, nel giro di pochi anni, in benefici concreti per la cura dei pazienti. Questo dà al nostro lavoro una responsabilità sociale enorme."
Ai futuri candidati, Angelica lancia un consiglio preciso: coltivate una curiosità "senza confini". Non serve essere esperti di tutto fin da subito, ma occorre la mente aperta di un esploratore, il coraggio di fare domande semplici e la resilienza necessaria a trasformare ogni esperimento fallito in un dato prezioso che ci avvicina alla soluzione. E ci piace concludere con una riflessione profonda di Angelica per i prossimi dottorandi: “Nella ricerca, e in particolare in un campo ad alto impatto come l'adroterapia, un esperimento che non dà i risultati sperati o un modello che non funziona al primo tentativo non è un passaggio a vuoto, ma un dato fondamentale che ci dice quale strada non percorrere. Ogni piccolo vicolo cieco ci avvicina alla soluzione. Per mantenere la motivazione, bisogna coltivare una grande resilienza e imparare a celebrare i piccoli traguardi quotidiani: un codice che finalmente gira senza errori, un buon set di dati raccolto durante un faticoso turno di beam time notturno, o un confronto stimolante con i colleghi. Ma la vera spinta, quella più profonda, arriva dalla consapevolezza del valore sociale di ciò che facciamo. Sapere che ogni ora passata in laboratorio, ogni calcolo e ogni intuizione contribuiscono a costruire trattamenti oncologici più efficaci e precisi per i pazienti di domani è il motore più potente che ci sia. È ciò che ti fa tornare al lavoro ogni mattina con lo stesso entusiasmo del primo giorno”.
La parola all' ing. Andrea Pella: l'ingegneria che cura
Se la biologia e la fisica tracciano la strada, è l’ingegneria biomedica a tradurre l’innovazione in strumenti tangibili al servizio del medico e del paziente. Andrea Pella rappresenta proprio questo fondamentale anello di congiunzione: la ricerca e lo sviluppo applicati direttamente alla complessità clinica.
"Consiglio questo percorso a chi sente l’urgenza di vedere una reale applicazione delle competenze acquisite durante gli anni universitari," esordisce Andrea. "In questo programma si offre la possibilità di essere inseriti in una combinazione unica di alta formazione accademica e tecnica, all'interno di un ecosistema che studia soluzioni innovative e ambisce a integrarle in una realtà clinica consolidata ma estremamente complessa."
Viene spontaneo chiedere ad Andrea cosa fa concretamente un bioingegnere all’interno di un centro d'eccellenza come il CNAO, il quale ci risponde in modo chiaro: applica i metodi dell'ingegneria per rispondere a quesiti clinici reali, si occupa dell’ottimizzazione delle immagini medicali, dell’analisi di segnali fisiologici complessi integrati con modelli matematici o intelligenza artificiale, e dello sviluppo di algoritmi per gestire i protocolli più delicati, come quelli legati ai movimenti d'organo dovuti al respiro del paziente.
In che modo la ricerca sviluppata in questo percorso si traduce in un beneficio reale per i pazienti?
Molti dei protocolli clinici offerti da CNAO sono stati resi possibili da attività di ricerca e sviluppo in cui il bioingegnere ha partecipato attivamente. Pensiamo ad esempio al trattamento del melanoma oculare, in cui un sistema di telecamere monitora in tempo reale la superficie dell’occhio. Oppure al trattamento di lesioni per cui è necessario minimizzare l’impatto di movimenti fisiologici come il respiro. Più in generale una moderna sala di trattamento è composta da sistemi complessi che integrano concetti di robotica, analisi di segnali, immagini medicali e integrazione con l’infrastruttura. Questi strumenti sono la robusta base su cui si sviluppano soluzioni per una erogazione sicura ed efficace della cura. In un centro unico come CNAO, questo tipo di competenze sono valorizzate anche per attività di controllo volte a garantire performance e stabilità”.
Per Andrea, il ricercatore ideale formato dalla Hadron Academy sarà altamente qualificato con un background ibrido, un profilo che ha acquisito competenze maturate in ambiente clinico, ma con radici tecniche di metodi avanzati, caratteristiche sicuramente apprezzate sia in istituti di ricerca internazionali che in industrie che operano nella tecnologia applicata alla medicina.
Il futuro della medicina cerca esploratori
La Hadron Academy si conferma così molto più di un percorso di studi post-laurea: è un laboratorio umano e scientifico in cui si abbattono i confini disciplinari per ridisegnare i confini della cura, un ambiente incredibilmente vivace e stimolante dove la dedizione dei singoli si trasforma, giorno dopo giorno, in speranza e salute per i pazienti. Se possedete la mente aperta di un esploratore, se l'errore non vi spaventa e se avete l'ambizione di mettere la vostra firma sulla medicina di precisione di domani, la Hadron Academy vi sta aspettando. Lasciate la vostra comfort zone, candidatevi: il futuro si costruisce insieme.