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Dal 2003 Soleterre è attiva a Kiev e Leopoli per aiutare i pazienti oncologici pediatrici e le loro famiglie

LA DOPPIA GUERRA DEI BAMBINI UCRAINI

14 mar/22

Mentre le immagini strazianti della guerra in Ucraina rimbalzano da un capo all'altro del mondo, la maggior parte di noi si sente impotente di fronte a tanto dolore ed è difficile comprendere fino in fondo cosa stia accadendo e le conseguenze di questo dramma. Cogliamo quindi con gratitudine la disponibilità di Damiano Rizzi, presidente di Soleterre e psicologo clinico di oncoematologia pediatrica dell’Irccs San Matteo di Pavia, a raccontarci l’esperienza che sta vivendo sul campo.
Soleterre è una fondazione che dal 2003 è attiva in Ucraina per fornire cure, sostegno psicologico e accoglienza ai pazienti oncologici pediatrici e alle loro famiglie, e che abbiamo avuto modo di conoscere grazie alla visita, lo scorso novembre, di una delegazione di medici del Western Ukraine Specialized Pediatric Medical Centre, gli stessi medici che in queste ore stanno lavorando a fianco di Soleterre per salvare vite umane.
 
Attraverso quali interventi si sta concretizzando il vostro aiuto in Ucraina?

Pochi giorni fa sono salito a bordo del volo aereo che Soleterre ha organizzato per portare in Italia cinque bambini e ragazzi malati di cancro ucraini, che fino a una settimana prima erano costretti a curarsi nel bunker di un ospedale di Kiev per proteggersi dalle bombe.
Soleterre lavora da 20 anni in Ucraina e collabora con le principali strutture oncologiche di Kiev e Leopoli. I primi giorni abbiamo messo al sicuro i bambini e le famiglie ospiti della Dacha, la nostra Casa d’Accoglienza, nei sotterranei. Abbiamo aiutato lo staff della Casa e degli Ospedali con i quali collaboriamo (l’Istituto del Cancro, l’Istituto di Neurochirurgia di Kiev e l’Ospedale Regionale di L’viv) a continuare a garantire cure dignitose ai piccoli pazienti sotto le bombe. In un secondo momento, quando si è rivelato troppo pericoloso rimanere a Kiev, abbiamo provveduto a trasferire alcuni pazienti gravi con le loro madri prima da Kiev alla Polonia e poi in Italia, e che oggi sono ricoverati presso il San Matteo di Pavia e l’Istituto dei Tumori di Milano. Abbiamo in programma di effettuare altri trasferimenti nei prossimi giorni e di occuparci, laddove possibile, del ricongiungimento in Italia con altri familiari (nonne, altri fratelli e sorelle dei piccoli pazienti). Nel frattempo, stiamo inviando carichi di farmaci (analgesici, antidolorifici, antibiotici e chemioterapici salva vita) all’Ospedale pediatrico di Leopoli, che conta il triplo dei pazienti rispetto a prima della guerra. In Ucraina ormai è quasi impossibile reperirli.
 
Come si sta muovendo la comunità medica ucraina in risposta all’emergenza?
Il nostro staff in Ucraina ci aggiorna costantemente sulla situazione. I medici e il personale sanitario stanno facendo tutto il possibile per garantire continuità alle cure. Hanno attrezzato nell’Ospedale pediatrico di Leopoli i bunker per accogliere i bambini ricoverati e le famiglie quando suonano le sirene. Alcuni sono costretti a rimanere lì sotto perché è problematico spostarli su e giù per le scale, mentre altri vengono portati in braccio dai medici. Il trasferimento di pazienti malati di cancro che hanno spesso subito operazioni chirurgiche meno di due settimane fa è un’operazione delicata svolta in costante coordinamento con i primari ucraini degli ospedali che avevano in cura questi bambini e ragazzi, così da valutare con precisione le condizioni mediche, l’idoneità al viaggio e la prosecuzione dei trattamenti una volta arrivate nelle strutture italiane. Ringraziamo enormemente le strutture sanitarie italiane che finora si sono rese disponibili a collaborare in un’operazione salva-vita di questo tipo, in particolare San Matteo di Pavia, Istituto dei Tumori di Milano, ma molti altri ospedali si stanno aggiungendo proprio in queste ore.
 
Abbiamo letto della “doppia guerra” dei piccoli pazienti pediatrici ucraini. Che cosa significa?
I bambini e i ragazzi malati di cancro in Ucraina al momento vivono una situazione pluri-traumatica. Oltre ad essere sottoposti a cure lunghe e dolorose, lontani dalla propria casa e dagli affetti, ora devono anche affrontare una guerra, con tutto ciò che essa comporta. Ci sono la paura e l’angoscia che arrivano assieme al suono delle sirene, la preoccupazione di non sapere cosa potrà accadere, dove cadrà la prossima bomba. Le famiglie, a causa delle fughe dalle zone più a rischio, sono state costrette a dividersi e in molte non riescono più a rintracciare parenti e amici.
Anche per i ragazzi già trasferiti in Italia il trauma della guerra è ancora vivido, così come la preoccupazione per il proprio Paese e i propri affetti. Le nostre psicologhe stanno lavorando senza sosta per supportarli emotivamente.

Un pensiero che vorrebbe condividere con chi ci sta leggendo in questo momento…  
Le storie di questi pazienti e delle loro mamme raccontano di tanta fatica, disperazione, preoccupazione, ma sono tutti immensamente grati all’Italia e ai medici che li stanno accogliendo e che stanno lavorando senza sosta per dar loro una speranza di cura.
 
Per informazioni sulle iniziative di Soleterre a sostegno dei bambini malati di cancro e delle loro famiglie in Ucraina: https://soleterre.org/ucraina/

 

 

 

 

 

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