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Mercoledì, 05 Luglio 2017 11:02

Intervista a Francesca Romana Berrini, psicoterapeuta, e Deborah Maradini, psiconcologa, responsabili del servizio ‘Libera…Mente’ dell’Associazione Italiana Tumori Cerebrali (AITC)


1. Quali sono le domande più frequenti che vengono rivolte durante i colloqui con i pazienti?

“Tornerò ad essere la persona di prima? Quanto tempo ho? Ce la farò? Dovrò dipendere dalla mia famiglia? Perché proprio a me? Sentirò dolore?” Queste di primo acchito sono le domande che tornano alla memoria pensando al lavoro e alle storie sentite in questi anni.

Vi raccontiamo la storia di Vittorio…
Abbiamo incontrato tante persone, tante storie diverse e al tempo stesso tutte accomunate dalle stesse paure. In modo particolare vorremmo raccontare la storia di Vittorio (nome di fantasia, ndr). Vittorio arriva a colloquio accompagnato dalla moglie, la signora si definisce “la memoria e la voce del marito”, che attualmente mostra diversi deficit cognitivi post intervento chirurgico. Ci conosciamo, impostiamo il lavoro a seconda delle esigenze e delle richieste dando priorità alla gestione dell’ansia che i cambiamenti dovuti dalla malattia hanno portato nella loro quotidianità.
Quasi alla fine del nostro colloquio Vittorio vuole chiedere qualcosa: “Guarirò?”. Non è mai facile sentire questo tipo di domanda nonostante oltre 10 anni di lavoro…E poi, segno di una riuscita alleanza ecco arrivare la domanda più bella: “Ci aiuterà?”…
Decidiamo di far parte dello stesso esercito che combatterà fino allo stremo delle forze per mettere in difficoltà il nostro comune nemico lavorando con una terapia di coppia a cadenza settimanale.
Le tematiche principali si articolano intorno alla gestione del tempo, alla quotidianità modificata, alle dinamiche familiari che vedono coinvolto anche un bambino di 8 anni, alla gestione dei deficit e degli effetti collaterali delle cure. Il nostro esercito sembra reggere bene gli attacchi della malattia, il contrattacco al momento è efficace, le strategie proposte e la ridefinizione dei significati hanno ottenuto i risultati sperati; la famiglia vive un buon tempo, propositivo, anche se consapevole della sua precarietà. Le domande ora sono: ”Possiamo sperare? Possiamo pensare alle vacanze estive?”
Durante una seduta marito e moglie raccontano di sentirsi tornati al tempo in cui erano fidanzati, periodo in cui ogni attimo era speciale, ogni sguardo emozionante, ogni gesto prezioso. Si corona questo periodo con un breve viaggio a Parigi, concentrati sul presente aspettando il futuro.
Gli incontri si diradano, rimaniamo però in contatto.
Improvvisamente si presentano per Vittorio diverse difficoltà cognitive e fisiche, sale l’angoscia mano a mano che si avvicina il momento della risonanza di controllo; siamo tutti consapevoli che sta per cominciare una battaglia molto difficile…
La malattia ha ripreso il suo corso, il referto è duro, le armi scarse, la voglia di lottare infinita…lo facciamo fino all’ultimo saluto…
Continuiamo il percorso con la famiglia per provare ad accettare questo verdetto inappellabile, certi di avere sempre l’appoggio di Vittorio.”

 2. Quale supporto proponete ai pazienti che si rivolgono a voi?

“Libera…Mente” è il risultato di una perfetta fusione di due professionalità e individualità che si integrano e completano per offrire una risposta a 360 gradi. Da oltre 10 anni sosteniamo i pazienti con neoplasia cerebrale e i loro familiari attraverso interventi di counselling psiconcologico e supporto psicoterapico ad indirizzo integrato.
Il counselling psiconcologico rappresenta un aiuto nella gestione della malattia nelle sue diverse fasi e con le sue molteplici implicazioni, con il fine di migliorare o di mantenere il più a lungo possibile una buona/accettabile qualità di vita. Il supporto psicoterapico si pone come primo obiettivo far sì che la fase di malattia non sia vissuta come un momento di solitudine e di destabilizzazione, ma come una battaglia da combattere con le armi migliori possibili.

3. Quali sono gli aspetti fondamentali del rapporto medico-paziente?

Il servizio Libera…Mente fonda il proprio intervento sul modello bio-psico-sociale di Engel (1977) prevedendo una presa in carico globale della persona che permette di parlare di “relazione d’aiuto”.
Il nostro servizio prevede incontri di gruppo sulla comunicazione medico-paziente-familiare. La relazione d’aiuto di un’équipe sanitaria nei confronti del paziente richiede infatti di non limitarsi alla malattia ma di estendersi all’uomo, in alcuni casi anche all’ambiente e alle persone che lo circondano, con un approccio professionale a “tutto campo”, che vada oltre l’identificazione del paziente con la sua patologia.
Lavorare in ambito sanitario significa inoltre operare in un contesto fortemente emozionale in cui gli operatori devono imparare a fronteggiare non solo le emozioni dei pazienti, ma anche le proprie, inevitabilmente innescate dal contatto quotidiano con la sofferenza. In questo contesto, la sindrome del burn-out rappresenta la reazione difensiva più immediata, ed è perciò fondamentale intervenire nel contesto sanitario in termini di prevenzione ancor prima che di cura.
La presenza dello psico-oncologo all’interno dell’équipe permette un’analisi dell’emotività legata all’attività assistenziale e alle dinamiche relazionali degli operatori con i pazienti, le famiglie e con le diverse figure professionali.
Per tutte questi interventi, il servizio ‘Libera…Mente’ garantisce colloqui di supporto individuali utili a far emergere difficoltà relative al proprio ruolo lavorativo e ad elaborare i vissuti traumatici.

Deborah Maradini e Francesca Romana Berrini

http://www.tumoricerebrali.it/libera-mente/ 

Last modified on Mercoledì, 05 Luglio 2017 11:30
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