Mercoledì, 19 Agosto 2015 21:53

Le Sale Trattamento


Per eseguire la terapia adronica sono indispensabili le immagini diagnostiche che vengono eseguite presso il centro attraverso la Risonanza Magnetica, la TAC e la PET.
 
Queste immagini consentono di acquisire, oltre alla lesione, anche alcuni punti marcatori disposti su un sistema di immobilizzazione applicato al paziente, che verrà in seguito utilizzato durante l’irraggiamento.
 
Le immagini vengono elaborate da software complessi che ricavano:
  • un piano di trattamento tridimensionale del tumore, ottimizzato sul paziente
  • tutte le informazioni sulla posizione e sulla geometria del tumore rispetto ai marcatori.
Fra gli elementi caratteristici di un piano di trattamento vi sono le direzioni di irraggiamento, chiamate campi, che comportano una modifica della posizione del paziente rispetto alla direzione del fascio di particelle che è fissa.
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La seduta di adroterapia inizia con un posizionamento molto preciso del paziente, “immobilizzato” come nelle immagini diagnostiche, su un piano (lastra in fibra di carbonio) dotato di marcatori e disposto su un carrello di trasporto manuale. Tale posizionamento viene fatto nella sala di preparazione (chiamata CAP = Computer Aided Positioning), vicino alla sala di trattamento.
 
Nella CAP le posizioni di tutti markers vengono determinate con elevata precisione da opportuni sistemi di rivelazione. Da questi, sfruttando anche le immagini diagnostiche di cui sopra, viene determinata la posizione del tumore e tutti i relativi parametri geometrici (forma, dimensione, orientamento) rispetto al piano in fibra di carbonio su cui è adagiato il paziente. Questa procedura può impiegare alcune decine di minuti.
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Successivamente il paziente e il piano in fibra di carbonio vengono trasferiti su un lettino robotizzato nella sala di trattamento. Il lettino robotizzato, collegato al sistema informatico, provvede a posizionare il paziente sulla linea di fascio in base al piano di trattamento e alle informazioni dei marcatori. La posizione viene controllata sia tramite la continua rilevazione dei marcatori (impiegando emettitori di infrarossi e telecamere sensibili all’infrarosso) e anche tramite immagini a raggi X. In questo modo si ottiene il controllo del posizionamento del bersaglio (tumore) sul fascio con elevata precisione (1° campo).
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Una volta posizionato e accertato il corretto posizionamento, inizia l’irraggiamento: un fascio sottile di protoni effettua scansioni successive distruggendo sezione dopo sezione il tumore. Il fascio sottile “spazzola” (distruggendo) una sezione seguendo i comandi determinati dal piano di trattamento, che conosce la forma della particolare sezione. Il passaggio alla sezione successiva (a profondità un poco maggiore) si ottiene incrementando l’energia del fascio, e così via per tutte le sezioni in cui il piano di trattamento ha suddiviso il tumore. Qualora il piano di trattamento preveda altri campi, la posizione del paziente può essere modificata tramite la movimentazione del lettino robotizzato, seguendo le richieste del piano di trattamento, eseguendo sempre i controlli (marcatori ed immagini a raggi X) prima di dare il via al nuovo irraggiamento. Analogamente si fa per eventuali campi successivi.
 
L’intero irraggiamento dura da 100 a 200 secondi, mentre il passaggio tra campi successivi comporta circa 5-10 minuti di controlli (soprattutto determinati dalla lenta movimentazione del lettino robotizzato).
 
Se lo prevede il piano di trattamento, con il paziente sempre immobilizzato sul lettino robotizzato, viene effettuato un irraggiamento (boost) con ioni carbonio in ciascun campo.
L’intera operazione viene monitorata in continuo, circa ogni venti millesimi di secondo, in modo che l’individuazione di qualsiasi anomalia comporti un istantaneo arresto dell’irraggiamento.
 
Il trattamento prosegue in un numero di sedute successive determinato sempre dal piano di trattamento iniziale e dalle immagini diagnostiche successive.
Terminato l’irraggiamento, il piano in fibra di carbonio con sopra il paziente viene rimesso sul carrello di trasporto e trasferito in una sala adiacente dove il paziente viene “liberato” e dimesso.
 
Regolamento URP

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