Mercoledì, 29 Giugno 2016 17:08

Sessualità e cancro.


valvo  

Dr.ssa Francesca Valvo

Direttore Medico

Come incide la diagnosi del cancro sulla vita sessuale dei pazienti? Cosa può fare un oncologo in questi casi?

Quando una persona si ammala di cancro, vive una crisi che può mettere in discussione l'identità, i valori esistenziali e la sua progettualità di vita.

La diagnosi può rendere difficili le relazioni interpersonali e per sentimenti, spesso ingiustificati, divergogna e inadeguatezza, può accadere che per paura di non essere accettati dal proprio partner, per un corpo che porta i segni evidenti di un intervento, si smorzi il desiderio sessuale.

Gli interventi chirurgici o gli effetti della radioterapia su parti del corpo possono portare il paziente a sentirsi meno desiderabile, così come il cambiamento dell’assetto ormonale in caso di pazienti sottoposti a ormonoterapia (sia donne che uomini) può pesantemente  modificare la vita sessuale.

È necessario che il paziente, prima di essere sottoposto al trattamento antitumorale qualunque esso sia, ottenga informazioni adeguate anche sulla sessualità.

La capacità del medico nel far sì che il paziente possa parlare di queste problematiche può permettere di superarle e trasformare la crisi legata al cancro in un'opportunità di crescita personale.

Quali possono essere gli effetti delle terapie oncologiche sugli organi sessuali maschili e femminili e come si può recuperare la vita sessuale dopo le cure?

Per l’uomo la disfunzione erettile (post-chirurgica) è generalmente dovuta al danneggiamento dei nervi deputati all’irrorazione dei corpi cavernosi del pene che, se accompagnata all’incertezza, allo stress, alla paura di fallire e a sentimenti luttuosi, può rendere più difficile l’erezione.

Nella cura deltumore prostatico il blocco androgenico totale (ormonoterapia) ha come effetto collaterale ilcalo del desiderio e la difficoltà di erezione.

Si può ovviare a queste controindicazioni ricorrendo a farmaci che inducono l’erezione aumentando l’irrorazione sanguigna nel pene. C’è da sottolineare che le moderne terapie chirurgiche mirano sempre di più alla conservazione della fertilità o comunque ne garantiscono un recupero nel tempo.

Nelle donne il tumore della mammella e il tumore ovarico, oltre a modificare la percezione che la donna ha di sé e quindi anche dell’intimità e della sua vita sessuale, nelle giovani donne si accompagna alla rinuncia della maternità a causa di unamenopausa precoceindotta daitrattamenti chirurgici e/o chemioterapici.

Oggi la chirurgia ricostruttiva dopo una mastectomia totale (asportazione dell’intera mammella) o quadrantectomia (rimozione di un unico quadrante di mammella) si considera una parte integrante della cura e grazie ai numerosi studi avvenuti negli anni per opera della scuola del Prof. Veronesi, si è anche ottenuto che questo tipo di intervento venga rimborsato dal Servizio sanitario nazionale.

Al CNAO si trattano anche i tumori alla prostata (ci sono trattamenti che interessano anche gli organi sessuali femminili?) L’adroterapia ha effetti collaterali?

Si, al CNAO si trattano i tumori della prostata definiti “ ad alto rischio”. Il protocollo segue le prescrizioni del NIRS (National Institute of Radiological Sciences) di Chiba in Giappone che hanno già trattato molti pazienti con successo, e consiste in due mesi di ormonoterapia seguita da un trattamento di adroterapia con ioni carbonio di solo sedici sedute, quattro a settimana. L’assenza di tossicità acuta contraddistingue questo trattamento.  L’adroterapia non compromette le funzioni sessuali per la sua selettività spaziale che risparmia massimamente le strutture nervose.

Proprio per queste caratteristiche appare indicata ( i protoni in particolare) anche in tutte quelle neoplasie insorte in giovani pazienti per le dosi trascurabili agli organi a rischio come le ovaie e i testicoli e la probabilità elevata di mantenerne la funzione ormonale e generativa. 

Last modified on Giovedì, 30 Giugno 2016 09:46
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