Thursday, 31 March 2016 12:32

L’importanza delle vaccinazioni sui bambini


Bonora  

Dr.ssa Maria Bonora

Medico Radioterapista del Cnao

In Italia sono in calo le vaccinazioni sui bambini. Perché invece è così importante vaccinare i più piccoli?

Tutti i bambini, anche quelli che vengono allattati al seno, devono ricevere il ciclo completo di vaccini previsti dal calendario vaccinale dell’età evolutiva. La vaccinazione è il risultato di quasi due secoli di progresso scientifico e tutt'oggi rappresenta il modo più sicuro ed efficace per ottenere la protezione da malattie con conseguenze potenzialmente fatali. Utilizzando i meccanismi di difesa di cui siamo naturalmente dotati, i vaccini stimolano il sistema immunitario come farebbe un'infezione reale, evitando al contempo l’insorgere delle complicazioni solitamente causate dalla stessa.

È provato che i bambini vaccinati hanno un probabilità notevolmente inferiore di contrarre una malattia, come il morbillo, ad esempio. Quindi, essendo le complicanze gravi estremamente rare, i benefici dei vaccini sono di gran lunga superiori al rischio che si corre privandosi di una protezione che il nostro sistema sanitario offre a tutta la popolazione.

D’altronde, più è alto il numero di persone vaccinate, minore è la probabilità che l’infezione si diffonda in una comunità: è quella che in gergo viene definita l’immunità di gregge. È in questo modo che il vaiolo è stato sradicato da tutti i continenti. Una battaglia simile si sta combattendo - e vincendo - contro la poliomelite, una grave forma di paralisi infantile facilmente prevenibile grazie ad un vaccino: si tratta ormai di un traguardo a portata di mano ed è frutto dello sforzo congiunto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dell’Unicef e dei singoli stati.

È inoltre bene ricordare che le malattie prevenibili con la vaccinazione possono causare la morte o complicanze con danni permanenti, come - appunto - la paralisi da poliomielite, o i danni epatici e, in taluni casi, forme tumorali del fegato dopo infezione dal virus dell’epatite B. Anche la rosolia, se contratta in gravidanza, può essere causa di gravi difetti congeniti al nascituro. I vaccini sono una delle più grandi conquiste della scienza: metterne in dubbio il valore e, soprattutto, la sicurezza, è grave ed è un danno che ha conseguenze concrete sulle fasce più deboli della popolazione, come i bambini e gli anziani.

Da dove nasce la diffidenza contro i vaccini e come si vince?

I movimenti anti-vaccini nascono con il concetto stesso di vaccinazione. Già nei primi anni dell’800, poco dopo l’introduzione del primo vaccino contro il vaiolo elaborato dallo scienziato inglese Edward Jenner partendo dalla variante che colpisce gli allevamenti di bestiame, venivano pubblicate vignette satiriche ritraenti inquietanti ibridi, per metà umani e per metà bovini. Nonostante all’epoca il vaiolo mietesse molte vittime, la diffusione del primo rudimentale vaccino venne osteggiata in vario modo.

Allora come oggi, alla base di questo rifiuto c’è una cattiva informazione. La mancata comprensione delle dinamiche di una malattia e della sua potenziale prevenzione porta le persone ad affrontare il problema quasi fosse una questione di fede: ci si crede, oppure no. Essendo in gioco la tutela del bene più prezioso - la saluta propria e dei propri cari - si attivano meccanismi emotivi scarsamente controllabili, per quanto legittimi.

C’è quindi chi - sbagliando - teme maggiormente gli effetti collaterali della vaccinazione rispetto alla malattia stessa, e tutto perché, grazie alla vaccinazione di massa, non abbiamo più sotto i nostri occhi i danni devastanti inferti fino a pochi decenni fa da queste malattie infettive sui corpi di milioni di persone. Non importa quanto le statistiche e i dati oggettivi rivelino la rarità delle complicazioni: alcuni di noi le percepiranno come un pericolo concreto.  

Altra faccenda è la falsa correlazione causa-effetto fra i vaccini e l’autismo: la scienza ha dimostrato che non esiste alcun collegamento fra i due eventi, come fraudolentemente ipotizzato in un studio - poi ritirato - dall’ex medico inglese Andrew Wakefield. Sfortunatamente, una volta trovata la via della Rete, falsità del genere profilerano su siti internet gestiti da personaggi senza scrupoli e di dubbia autorità.

La perdita di fiducia nel cosiddetto «sistema ufficiale» anima molti settori della vita pubblica, soprattutto in seguito a scandali in alcuni casi di dimensioni internazionali, ed alimenta il sospetto verso le istituzioni sanitarie e le aziende produttrici di vaccini.  Lo scetticismo che ne consegue finisce per macchiare la comprovata validità scientifica della vaccinazione come strumento fondamentale di tutela della salute pubblica mondiale. Come fare quindi a impostare un dibattito collettivo, sereno e costruttivo che eviti di far scendere ulteriormente la copertura vaccinale? Cominciando ad informare correttamente la popolazione e consolidando l’indispensabile fiducia tra medici, istituzioni e cittadini.

È vero che la prevenzione in età pediatrica è anche un’arma contro il cancro?

Sì. Alcune delle vaccinazioni che si effettuano in età pediatrica possono prevenire l’insorgenza di tumori in età adulta. Ad esempio, la vaccinazione contro l’epatite B, il cui virus se contratto precocemente provoca cirrosi e epatocarcinoma, o la recente introduzione del vaccino contro il papillomavirus, la cui infezione rappresenta uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo di tumori della cervice uterina, del canale anale e di alcuni tumori della testa e del collo.

Last modified on Friday, 01 April 2016 09:43
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