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Le finte terapie contro il cancro

Le finte terapie contro il cancro

Dr.ssa Francesca Valvo - Direttore Medico

Homepage Per saperne di più Domande agli specialisti Le finte terapie contro il cancro

In questi giorni si parla moltissimo sui media e sui social delle finte terapie contro il cancro che medici radiati dall’albo e "santoni" propongono ai pazienti, mettendoli in pericolo di vita. Che consigli si possono dare ai pazienti oncologici per difendersi da questa minaccia?

 Il consiglio migliore che possiamo dare è quello di rivolgersi a strutture oncologiche e di seguire quanto l’oncologo specialista consiglierà.

Purtroppo sapere di avere un tumore e di doversi sottoporre a terapie spesso impegnative e talvolta con effetti collaterali rilevanti, sconvolge la vita delle persone ammalate che si trovano spesso improvvisamente ad affrontare una realtà difficile da accettare.

Le persone più fragili sono le più esposte ai santoni: è facile per loro chiedersi se si possa guarire dal cancro in una maniera semplice ed indolore. E' umanamente difficile resistere. Su internet si trovano numerose affermazioni perentorie, ma anche tante presunte vere testimonianze di decine di persone che si dichiarano guarite. È comprensibile pensare che sia vero, che può funzionare, senza effetti collaterali e senza sofferenza. Si cade facilmente nella rete.

Per questo motivo la presa in carico dei malati oncologici ha bisogno di professionisti sanitari che sappiano comunicare nel modo migliore, e adattare la comunicazione ai bisogni e alle risorse culturali e personali di malati e familiari, senza contraddirsi tra loro e operando insieme come gruppo di lavoro multidisciplinare, nel rispetto e nell’armonizzazione delle diverse competenze. Il modo migliore per difendere i pazienti dalle truffe è curarsi di loro come persone.

 

Come si fa a essere sicuri che una terapia sia scientificamente valida?

Se ci si rivolge ad una struttura oncologica ospedaliera si può stare certi che saranno adottati standard di cura internazionalmente accettati.  Qualora il paziente fosse inserito in protocolli sperimentali di cura, questi sono approvati da un comitato scientifico che ne valuta l’attendibilità e l’eticità.

 

Recenti casi di cronaca e ancor più il "caso Stamina" hanno richiamato l'attenzione sulle tutela dei minori colpiti da malattie gravi. Come devono muoversi i genitori nel caso se i pazienti sono minorenni?

I genitori che scoprono che il figlio ha un tumore si trovano a vivere un incubo abitato dalla paura che muoia e che soffra. La reazione di difesa è l’incredulità e il rifiuto.

Anche i disagi materiali, i viaggi e gli spostamenti rappresentano un evento traumatico, che non solo fa male, ma talvolta impedisce anche di pensare e di organizzare le difese.

Questo tipo di paralisi è un rischio per il genitore, ma anche per il bambino che è malato e che deve essere curato dal lavoro congiunto di medici e familiari. Una ricerca americana ha valutato che i genitori di bambini con cancro sono in una condizione che somiglia molto a una sindrome psicologica chiamata disturbo post-traumatico da stress (DPTS). E’ un problema che va al di là dell’ansia e della depressione e assomiglia ai disturbi psicologici riscontrati nelle vittime di guerra o di disastri naturali.

Perché il bambino possa affrontare le terapie deve sentire che almeno un genitore non perda la testa e regga davanti alle difficoltà quotidiane.

Molti problemi si possono anticipare e contenere con una comunicazione medica ben fatta, non a senso unico, con uno specialista che spieghi la diagnosi e discuta le terapie, ma che al tempo stesso ascolti le sensazioni della famiglia, insomma la cura non deve essere solo per il bambino ma per il gruppo familiare che soffre e patisce con lui.

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