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La salute “maschile”

La salute “maschile”

Dott.ssa Barbara Vischioni - Dirigente Medico

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Novembre è stato il mese della “salute maschile” con tante iniziative di sensibilizzazione in Italia e nel mondo. Quali sono le malattie più diffuse che colpiscono il sesso maschile?

Nell’ambito delle patologie di competenza prettamente urologica, si annoverano, ad esempio, le infiammazioni degli organi dell’apparato urogenitale, o anche il varicocele che interessa gli uomini in giovane età ed è indolente, ma che, se non curato, può portare a infertilità. Nel caso delle malattie sessualmente trasmissibili, bisogna fare attenzione alle abitudini sessuali: l’utilizzo del preservativo infatti può limitare il contagio e le sue conseguenze più gravi (si pensi ad esempio ai tumori causati dall’infezione da papilloma virus o alla immunodepressione cronica da infezione da HIV). Ci sono poi i tumori del distretto genitale maschile: i più frequenti interessano prostata, testicolo e vescica, dove la diagnosi precoce può fare tuttavia la differenza nell’aumentare le chance di cura.

 

Cosa si può fare per prevenirle?

Bisogna fare attenzione ai segnali che arrivano dal proprio corpo e appuntare ogni variazione anatomica come comparsa di noduli o tumefazioni, ma anche ai cambiamenti degli habitus legati alla sfera uro-genitale (dolore, disagio, frequenza urinaria, funzionalità erettile ed eiaculazione), e riportarli quanto prima per una valutazione corretta al proprio medico di base o allo specialista urologo che deciderà se è necessario approfondire. Il segreto della cura è quindi una comunicazione corretta e costante (dalla prima adolescenza fino all’età adulta avanzata) con il proprio medico di riferimento. La presenza di sangue nelle urine, ad esempio, è un evento di cui è sempre bene parlare con il proprio medico di base, che, dopo una visita clinica, valuterà se è necessario approfondire con esami specifici o indirizzare direttamente il paziente allo specialista.

 

Tra le patologie maschili più diffuse c’è il tumore alla prostata. Ci sono metodi innovativi per sconfiggerlo?

Il tumore alla prostata è il tumore più frequente tra i maschi a partire dai 50 anni di età. Non si possono individuare sintomi specifici per questa forma tumorale, il cui corretto inquadramento clinico-diagnostico viene effettuato comunque dallo specialista con esami specifici. I sintomi più frequenti che richiedono un consulto con il proprio medico di riferimento per valutazione sono gli stessi che si accompagnano ad altre patologie del distretto uro-genitale non correlate al tumore: indebolimento del getto delle urine, frequente necessità di urinare, sia di giorno che di notte, incontenibile stimolo ad urinare, possibile dolore alla minzione, presenza di sangue nelle urine. Una diagnosi precoce del tumore prostatico è fondamentale, in quanto con tutte le armi terapeutiche a disposizione la cura del tumore nella fase iniziale si avvicina ormai intorno al 100%.

Approssimativamente il 70% di pazienti con nuova diagnosi di carcinoma prostatico si presenta con una malattia localizzata. Convenzionalmente le opzioni di trattamento per il tumore prostatico confinato includono l’intervento chirurgico (prostatectomia radicale), la radioterapia esterna, la brachiterapia (radioterapia “interna”) e la sorveglianza attiva.

Al CNAO, per il trattamento del tumore prostatico ad alto rischio (caso clinicamente ben definito, ma che in parole semplici consiste nella malattia della prostata confinata ad essa ma ad elevata probabilità di estensione agli organi vicini), abbiamo a disposizione protocolli sperimentali che prevedono l’utilizzo di adroterapia a ioni carbonio.

La principale esperienza di trattamento con ioni carbonio sui tumori della prostata è finora quella giapponese (dati disponibili in letteratura scientifica). In Giappone gli ioni carbonio sono disponibili presso il centro NIRS (National Institute for Radiological Sciences) di Chiba (Tokio) da oltre 15 anni con alti tassi di efficacia e controllo locale e basso rischio di tossicità.

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