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I miti da sfatare sul cancro

I miti da sfatare sul cancro

Dr.ssa Francesca Valvo - Direttore Medico

Homepage Per saperne di più Domande agli specialisti I miti da sfatare sul cancro

Di ricerca, cura e prevenzione del cancro si parla molto, ma ancora oggi sono diffuse credenze errate che possono incidere anche sui corretti stili di vita. Ad esempio si pensa che vivere in una città inquinata dallo smog esponga agli stessi rischi del fumo. È vero?

In realtà l'inquinamento atmosferico è responsabile di alcune malattie polmonari (asma, bronchiti croniche), incluso il cancro del polmone, in quanto determina  un’infiammazione polmonare cronica che può favorire un tumore nelle persone già predisposte.

Tuttavia  il fumo di sigarette rimane il fattore di rischio principale nell’insorgenza del tumore polmonare (ma anche di altri tipi di tumore come pancreas, vescica, ovaio). I fumatori non fanno altro che sommare l'effetto cancerogeno della sigaretta all'effetto negativo dell'infiammazione stessa provocata dallo smog.

La malattia tumorale ha comunque una origine multifattoriale, pertanto abitudini di vita come smettere di fumare, curare l'alimentazione e vaccinarsi contro il Papilloma virus sono fondamentali nella sua prevenzione.

 

È vero che le persone colpite dalla malattia hanno quasi sempre un famigliare malato?

Solo una  percentuale inferiore al 10% dei tumori è ereditaria. E comunque ereditare un gene mutato aumenta soltanto il rischio di un tumore ma non significa necessariamente sviluppare il cancro. La maggior parte dei tumori è correlata all’aumento l'età media della popolazione  perché di cancro ci si ammala soprattutto in età avanzata. L’incremento inoltre delle capacità diagnostiche consente di trovare più tumori, che risultano più frequenti di un tempo, ma in compenso si muore di meno perché si diagnosticano più precocemente e le cure sono più efficaci.

 

Le terapie contro il cancro possono generare altri tumori?

I farmaci e le radiazioni possono avere un effetto mutageno sulle cellule sane, però la frequenza con cui questo evento  accade è molto inferiore al rischio di morire per un tumore già esistente non sufficientemente curato. Pertanto i benefici sono di gran lunga superiori ai potenziali rischi.

È tuttavia necessario porre attenzione a tutto quanto nelle cure esponga il paziente a rischi futuri: si è assistito negli ultimi anni all’impiego di farmaci meno mutageni e di tecniche radioterapiche più selettive oltre al più recente impiego di nuove particelle  come i protoni che, risparmiando i tessuti sani, salvaguardano la qualità di vita dei pazienti, oggi guariti più frequentemente che nel passato, o comunque con lunghe aspettative di vita. 

Soprattutto in pazienti giovani con tumori guaribili e in particolare in ambito pediatrico l’impiego dei protoni è necessario per risparmiare i tessuti sani e permetterne il futuro accrescimento e la conservazione della funzione.

È noto che irradiare ampie zone dell’encefalo di un bimbo può indurre un ritardo delle funzioni cognitive così come bastano bassissime dosi alle ovaie o ai testicoli per comprometterne definitivamente la fertilità. L’impiego dei protoni apre una strada nuova per una cura a più basso rischio di danno.
 

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