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Cancro e gravidanza

Cancro e gravidanza

Dr.ssa Elisa Ciurlia - Medico Radioterapista

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Come si affronta il cancro quando colpisce le donne in gravidanza? Si può conciliare la cura della malattia con la tutela della salute del bambino?

In un periodo così delicato come la gravidanza, già denso di ansie della futura mamma per il nascituro, la diagnosi di un tumore è certamente sconvolgente.

Sebbene resti un evento raro (un caso ogni 1.000-2.000 gravidanze), si sta assistendo a un incremento dell’incidenza nei paesi industrializzati, a causa dell’elevarsi dell'età media delle donne che decidono di avere un figlio.

Dati confortanti ci arrivano dalla Germania: analizzando il registro dei tumori della mammella (uno dei tumori che più frequentemente compaiono in gravidanza) emerge che nella maggior parte dei casi è possibile garantire alla paziente le stesse opportunità di sopravvivenza di una donna non in gravidanza, senza alcun danno al nascituro.

Sfortunatamente questi risultati non valgono per tutti i tipi di tumore, dipendendo dal tipo di tumore, dal suo stadio e dalla sua aggressività. Importante è inoltre l'epoca della gestazione in cui è insorto il tumore e non ultimo, sono importanti i desideri della paziente dell’accettazione o meno delle cure proposte.

Per poter rispondere a tutti gli aspetti che il caso pone, è indispensabile che la paziente sia seguita da un gruppo multidisciplinare in un centro oncologico di esperienza.

 

Quali sono le strategie terapeutiche per contrastare gli effetti collaterali delle terapie sul nascituro?

I trattamenti oncologici durante la gravidanza, possono essere gravati da rischi che però si possono minimizzare con scelte idonee. Per esempio, il tumore può essere asportato chirurgicamente senza interrompere la gravidanza, purché in un centro di elevata competenza. Esistono alcuni farmaci chemioterapici che possono essere usati dopo il primo – secondo trimestre di gravidanza.

Invece, sono controindicate le cure ormonali ed i nuovi farmaci biologici di cui non sono sufficienti ancora dati di sicurezza.

Quanto alla radioterapia in linea di principio va rimandata a dopo il parto; esistono numerosi studi preclinici che cercano di valutare i rischi di un trattamento radiante per il feto e quale sia la dose soglia priva di rischi. Sebbene si tratti solo di dati preliminari, esiste in letteratura esperienza di trattamento di melanoma oculare trattato con protoni in donne in gravidanza (il trattamento con protoni, garantisce una bassissima esposizione al feto).

 

Nel caso di tumori del distretto ginecologico, è possibile, dopo la cura, preservare la fertilità e permettere alle donne guarite di avere un figlio?

In forme precoci di tumori della cervice uterina è possibile un approccio di chirurgia conservativa che permetta alla donna di preservare la fertilità, cosa che non è possibile garantire nel caso di tumori a carico delle ovaie e dell’utero.

In ogni caso, alle donne giovani con desiderio di prole, è frequentemente proposta la conservazione degli ovociti prima dell’inizio dei trattamenti, per poter esaudire il desiderio di maternità mediante tecniche di fecondazione assistita al termine delle cure.

Al CNAO abbiamo avuto pazienti che hanno avuto figli dopo le terapie. Ricordo ad esempio Francesca che è mamma di una splendida bambina di 1 anno.

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